Le ZOONOSI sono malattie ed infezioni naturalmente trasmesse dagli animali vertebrati all’uomo e viceversa (OMS 1967). Questa definizione
è suscettibile di considerevoli critiche dal momento che non include le infestazioni parassitarie e sottovaluta la reciprocità della
trasmissione. Alcune malattie non sono comunque trasmissibili in entrambe le direzioni. Il termine DERMATOZOONOSI si riferisce a malattie
cutanee il cui agente eziologico causa lesioni cutanee nell’uomo. Sebbene i segni clinici siano variabili, la contemporanea insorgenza
di lesioni nel proprietario e nel suo animale o la presenza in una persona di lesioni limitate ad aree del corpo in contatto con l’animale
sono fortemente suggestivi di una dermatozoonosi. La trasmissione in ambito domestico non interessa tutti i membri della famiglia,
dal momento che esistono differenze di sensibilità individuale. Nella mia pratica mi è spesso capitato che il proprietario riconoscendo
un legame tra le sue lesioni cutanee e quelle del suo animale si rivolga direttamente al medico veterinario, prima ancora di consultare
il suo medico.
La diagnosi precisa della dermatosi cutanea nell’animale può essere di ausilio per la diagnosi della malattia del proprietario,
nel quale è spesso più difficile isolare l’agente eziologico.
Tra le più comuni dermatozoonosi con le quali, quasi quotidianamente,
mi devo confrontare senz’altro le dermatofitosi rappresentano il gruppo più consistente, ma non è da trascurare l’incidenza delle
dermatosi parassitarie, soprattutto pulicosi, rogna sarcoptica e notoedrica, che potremo trattare, eventualmente, in altre occasioni.
Le
dermatofitosi sono micosi superficiali causate da miceti patogeni epidermotropici, cheratinofilici e cheratolitici detti dermatofiti.
Tre
miceti provocano il 99% di tutte le dermatofitosi del cane e del gatto: Microsporum canis, Microsporum gypseum e Trichophyton mentagrophytes.
Nel
gatto il 98% delle dermatofitosi è dovuto al M.canis, che non fa parte normalmente della flora fungina di questo animale; il suo isolamento
indica sia un’infezione attiva sia un trasporto meccanico del microrganismo sul mantello.
Sono rari i casi di rilevo di dermatofitosi
sostenute da Trichophyton spp.e M.gypseum.
Da notare che M.gypseum è un dermatofiti geofilo e l’infezione avviene a causa di spore
presenti nel terreno; tra i Trichophyton merita di essere ricordato T.Rubrum agente della Tinea pedis umana che può contagiare l’animale
che venga a contatto con persone infette o superfici da esse contaminate.
Modalità di contagio
Le artrospore che si formano per segmentazione
e frammentazione delle ife fungine rappresentano lo stadio infettivo naturale. Gli animali si infettano sia per contatto diretto con
un animale portatore che tramite l'ambiente contaminato, che è una riserva di spore spesso sottostimata. Il numero di spore necessario
per provocare una dermatofitosi è sconosciuto. A seconda delle condizioni ambientali le spore possono rimanere infettanti per mesi.
Da rilevare l'incidenza di vari fattori predisponenti nel determinare o meno lo sviluppo dell'infezione. Tra questi meritano di essere
citati la toelettatura "naturale" del gatto, l'aumentata idratazione e conseguente macerazione della cute, la temperatura, l'esposizione
alla luce solare, l'eccessiva toelettatura e frequenza dei bagni. Esistono anche dei fattori di rischio tra i quali meritano di essere
ricordati l'età, la scarsa nutrizione, la presenza di ectoparassiti, l'immunosoppressione, la vita in colonia per i felini.
Sintomi
La dermatofitosi è estremamente polimorfa nelle sue manifestazioni cliniche.
La presenza di prurito è variabile (da assente
ad intenso) e la lesione più comune è rappresentata da una alopecia focale irregolare o circolare, che si espande verso la periferia,
con scaglie, croste e talvolta eritema. La perdita del pelo è variabile e gli stessi risultano generalmente rotti o alterati; il muso
e le estremità distali degli arti sono le parti più esposte alla malattia,specialmente nei gattini, e le lesioni sono spesso infiammatorie
ed esfoliative.
Si possono osservare altre forme cliniche assai diverse dalle lesioni più comuni appena descritte: una dermatite esfoliativa
ed eritematosa interessante le giunzioni mucocutanee del muso (occhi,labbra,naso); lesioni seborroiche generalizzate o localizzate;
dermatiti esfoliative generalizzate; acne del mento; alopecia simmetrica auto-indotta; dermatite miliare; paronichia; kerion e noduli.
Diagnosi
La diagnosi si basa sull'uso della lampada di Wood, sull'esame diretto al microscopio di peli e scaglie (più facile e produttivo
se lo si effettua su elementi positivi alla fluorescenza), sull'identificazione del dermatofita (genere e specie) in coltura e sull'esame
istopatologico di biopsie cutanee.
Trattamento
E’ dimostrato che una dermatofitosi può risolversi spontaneamente in un animale sano ed immunocompetente; tuttavia, non
è consigliabile lasciare che la malattia si risolva spontaneamente data la sua contagiosità ed il rischio zoonosico.
L’obiettivo della
terapia deve essere quello di eliminarla rapidamente, di limitare o prevenire il passaggio dell’infezione ad ospiti suscettibili e
di ridurre il più possibile la contaminazione ambientale.
Per realizzare questi obiettivi il trattamento per via sistemica è quello
di elezione, ma rivestono notevole importanza anche quello topico ed il trattamento ambientale; più controversa è l’utilità della
tosatura e della somministrazione di vaccini.